ACHILLE SACCONI

A cura di Paola Sacconi e Roberta Valtorta

Con il suo lungo e intenso impegno pluriennale, il suo rigore metodologico, la sua tenacia, Sacconi ha collaborato per molti anni con la Provincia di Milano sul tema della rilevazione e dello studio dei beni architettonici e ambientali e ha costruito in seno a questa attività il progetto Archivio dello spazio (1987-1997), dal quale è nata l’idea stessa del Museo di Fotografia Contemporanea. Achille Sacconi è dunque un amico della fotografia e un padre del museo, ed è importante farlo conoscere al pubblico anche nella sua veste non nota di fotografo.

Il 2007 segna i vent’anni dall’inizio e i dieci anni dalla fine del progetto Archivio dello spazio, oltre che l’ottantesimo compleanno di Sacconi, al quale con questa mostra il Museo di Fotografia Contemporanea intende rendere un omaggio semplice e amichevole.

 

[expand title=”ACHILLE SACCONI. BIOGRAFIA”]

Nato a Treviso nel 1927, Achille Sacconi studia Architettura al Politecnico di Milano e si laurea all’Iistituto Universitario di Architettura di Venezia. Fin da giovane affianca al suo interesse per l’architettura intesa come disciplina al servizio dello sviluppo sociale, e all’impegno politico (negli anni Settanta è assessore al Comune di Milano) un profondo interesse per la letteratura, la pittura, il cinema, la fotografia.

Inizia a fotografare alla fine degli anni Cinquanta, nel momento in cui il tema del “realismo” nell’arte è al centro dell’attenzione degli intellettuali: la fotografia rappresenta per lui, come per molti in quel periodo, uno strumento ideale per studiare e capire la realtà. Sacconi non lascerà più la fotografia, che accompagnerà per anni il suo lavoro di architetto e di urbanista, oltre che molti momenti della sua vita culturale e privata.

Nell’arco di oltre quarant’anni di pratica della fotografia (1959-2004) Achille Sacconi ha prodotto circa 10 mila negativi, 6 mila diapositive e 3 mila stampe in bianco e nero.

Nella sua opera si distinguono alcuni nuclei principali, legati a luoghi nei quali ha vissuto: Venezia, Treviso, Milano, Sestri Levante, S. Albino di Monza, dove Sacconi da molti anni risiede. Accanto a questi temi vi è il costante racconto della vita familiare oltre che dei molti viaggi nel sud e nel centro dell’Italia e in Europa, dall’Inghilterra alla Francia, dalla Germania all’Olanda all’URSS alla Ungheria e la Cecoslovacchia.

Il paesaggio, l’architettura, il rapporto fra figura umana e ambiente (in questo la sua fotografia reca traccia del Neorealismo) sono i principali oggetti di indagine. Nel suo lavoro di fotografo, come nelle sue riflessioni sull’architettura e sull’urbanistica, la figura umana (e dunque anche la vita e la socialità umana) è spesso presente come misura del paesaggio e delle strutture costruite nel corso della storia.

Attento conoscitore della fotografia storica e di quella a lui contemporanea, orientato verso la fotografia di stampo documentario, da Eugène Atget a Walker Evans a Paul Strand, fra gli italiani Sacconi ha molto amato l’opera di Paolo Monti, nella quale la creatività e l’azione intellettuale si intrecciano al metodo rigoroso di lavoro e all’impegno civile nel rilevamento dei centri storici italiani, sapendo poi subito cogliere nei nuovi maestri della fotografia italiana contemporanea, Basilico, Jodice, Ghirri, Cresci, Guidi, una chiave importante per la lettura della realtà complessa del nostro paesaggio.

Nelle sue scelte di fotografo e di organizzatore culturale Sacconi ha sempre creduto fortemente nella fotografia come strumento di conoscenza e di interrogazione. Anche su questa base ha creato il progetto Archivio dello spazio, che non solo ha dato il via al Museo di Fotografia Contemporanea, ma ha costituito un modello guardato con attenzione e imitato per molti anni in Italia in molti progetti di committenza pubblica sul territorio.

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Le fotografie che compongono questa mostra sono state donate dall’autore al museo, e fanno dunque parte delle collezioni con la denominazione “fondo Achille Sacconi”.

 

COLLEZIONI: FONDO ACHILLE SACCONI